Il dibattito di Borghi: c’è qualcosa a cui aggrapparsi?
Durante l’ultima puntata del format “L’ascia raddoppia” prodotto da Cronache di Spogliatoio, in studio si è sollevata una domanda semplice quanto drammatica per il tifo rossonero: esiste almeno una speranza concreta su cui ricostruire il futuro del Milan dopo questa stagione fallimentare? La risposta di Stefano Borghi, noto telecronista e osservatore attento del calcio italiano, è stata secca e disillusa:
“In queste condizioni, no. Dimmi un solo aspetto degli ultimi mesi che ti abbia fatto dire: ‘Ok, almeno questo è andato nella direzione giusta’. Non ce n’è uno.”
Le poche note positive… che sono un rischio
Borghi ha riconosciuto come alcuni giocatori abbiano offerto buone prestazioni individuali, citando Reijnders e Pulisic. Tuttavia, per il giornalista, questa non è affatto una vera consolazione. Anzi, rappresenta un’ulteriore fonte di preoccupazione per il Milan:
“Reijnders è già finito nel mirino di tanti club. Non solo i top, ma anche quelli che se lo possono permettere. Stessa cosa per Pulisic. Se le uniche cose buone rischiano di partire, il problema si aggrava.”
Caos societario e mancanza di leadership
Uno dei punti chiave dell’analisi di Borghi riguarda la mancanza totale di chiarezza a livello dirigenziale. Secondo lui, il Milan soffre di un vuoto decisionale evidente, dove tutti parlano ma nessuno decide davvero:
“Chi sarà l’allenatore? Non si sa. Chi prenderà le decisioni? Nessuno lo sa. Ci sono tanti dirigenti, forse troppi, ma manca un vero responsabile. E questo è devastante per qualsiasi gruppo.”
Quale futuro senza certezze?
In chiusura, Borghi mette in discussione anche la capacità del club di imparare dai propri errori. L’ennesima batosta della stagione – dice – potrebbe teoricamente aprire gli occhi alla proprietà, ma non è chiaro quali occhi, né se esista qualcuno disposto davvero a cambiare rotta.
“L’unica speranza è che questa sberla serva a svegliare qualcuno. Ma chi? Quali occhi si devono aprire? E soprattutto: si apriranno?”
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