Fabio Capello ha deciso di aprire il cuore, e il risultato è un’esplosione di verità che scuote il mondo rossonero. In un’intervista concessa a RSI, ente radiotelevisivo svizzero, l’ex condottiero del Milan ha tirato fuori dal cilindro retroscena da brividi, rievocando i giorni gloriosi degli anni ’90 con confessioni che sembrano bombe a orologeria.
Da Paolo Maldini a Ronaldo, da Baggio a Savicevic, Don Fabio non si è trattenuto, regalando ai tifosi un tuffo in un’epoca epica, tra rimpianti e trionfi scolpiti nella leggenda.
Capello: “Maldini? Lo snobbai, Sacchi mi aprì gli occhi”
Il primo fendente è un colpo al mito: Paolo Maldini, il simbolo eterno del Milan, non era nei piani di Capello. “Quando arrivai, lo guardavo storto”, ha tuonato con la sua voce graffiante. “Troppo acerbo, troppo fragile per il mio Milan. Pensavo: ‘Questo ragazzo non regge’. Ma poi è arrivato Sacchi, con quel suo tono da profeta, e mi ha detto: ‘Capello, fidati, diventerà il migliore’. Aveva ragione da vendere”.
Una rivelazione che gela il sangue: il capitano dei cinque Champions rossonere, l’uomo che ha alzato trofei su trofei, era un punto interrogativo per Don Fabio. Fino a quando non è diventato leggenda.
Capello: “Ronaldo, un genio ribelle: lo avrei cacciato”
Poi Capello si infiamma parlando di Ronaldo, il Fenomeno che ha incrociato altrove ma che proietta nell’universo milanista. “Un talento che toglieva il fiato, ma un disastro fuori dal campo”, ha ringhiato. “Sregolato, anarchico, ingestibile. Con me al Milan? Lo avrei messo alla porta in due giorni. Non si può vincere con chi non rispetta le regole”.
È un ritratto crudo del brasiliano: un dio del pallone con piedi d’oro e una testa che viaggiava per conto suo, lontano anni luce dalla disciplina ferrea di Capello. Un amore impossibile, un rimpianto che brucia ancora.

Baggio e Savicevic: poesia e follia in rossonero
Il tono si ammorbidisce, ma gli occhi di Capello brillano quando ricorda Roberto Baggio e Dejan Savicevic. “Baggio era un guerriero ferito”, ha raccontato, quasi commosso. “Quel ginocchio lo tradiva, non si allenava mai al massimo. Ma quando entrava in campo, era come vedere un dipinto prendere vita”. E poi Savicevic: “Un matto geniale. Un giorno ti faceva innamorare, quello dopo ti faceva arrabbiare. Ma quella rete al Barcellona nel ’94? Pura estasi”.
Due anime diverse, fragili e sublimi, che sotto la guida di Capello hanno scritto pagine indimenticabili, trasformando il Milan in una sinfonia di classe e imprevedibilità.
“Quel Milan era fuoco: oggi manca la scintilla”
Capello chiude con un ruggito che guarda al passato e punge il presente. “La mia squadra era un incendio: ogni giocatore, coi suoi difetti, portava qualcosa di unico. Maldini è diventato un colosso, Baggio e Savicevic erano lampi di genio, Ronaldo un sogno irrealizzabile”, ha dichiarato, con un’ombra di nostalgia. “Oggi al Milan vedo qualità, ma dov’è il fuoco? Serve quella fame che ci faceva grandi”.
Un monito che suona come un appello: il Diavolo di un tempo non si accontentava, combatteva. E i tifosi, ascoltando Don Fabio, sentono il cuore battere forte, sognando un ritorno a quei giorni di gloria.
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