Il Milan lascia l’Olimpico con un risultato positivo, costruito grazie a una buona dose di fortuna e all’impegno collettivo dei suoi giocatori
C’è un esercizio che ogni grande squadra dovrebbe praticare con regolarità: guardarsi allo specchio senza sconti. Capire chi si è davvero, al di là dei risultati, passa da un’analisi lucida e onesta. E il Milan visto all’Olimpico, piaccia o no, è stato il più brutto della stagione. Eppure, da Roma, i rossoneri tornano con un punto che pesa. Pesa perché, per come si è sviluppata la partita, tenerlo stretto è quasi un atto di realismo calcistico.
Dopo un avvio incoraggiante, durato appena dieci minuti, la squadra di Massimiliano Allegri è lentamente scomparsa dalla metà campo offensiva. A Gasperini è bastato rimettere mano alle marcature, spegnendo le incursioni di Rabiot, per ribaltare completamente l’inerzia del match. Da lì in poi il Milan ha sofferto, eccome: colpi incassati sui fianchi, pressione costante, sensazione di essere sempre sul punto di cedere. Se il punteggio non è precipitato, il merito è quasi esclusivamente di Mike Maignan, monumentale. Un portiere che non è semplicemente bravo, ma decisivo, di quelli che fanno la differenza tra il restare a galla e l’affondare. La distanza tra i fuoriclasse e i giocatori normali, per citare un celebre livornese, è una questione di categorie. E Maignan appartiene senza discussioni a quella dei top mondiali.
Il suo imminente rinnovo non è soltanto una notizia di mercato, ma un messaggio tecnico e identitario. Il Milan ha bisogno di campioni veri, soprattutto di quelli che vogliono restare, che sanno aprire porte che sembravano murate. Dietro la firma di Maignan c’è il lavoro silenzioso e insistente di Igli Tare e Allegri, ma anche la ricostruzione paziente di rapporti che, meno di un anno fa, apparivano incrinati. Piccoli segnali, gesti, attenzioni quotidiane hanno scavato nella roccia. E la prestazione dell’Olimpico è stata l’ennesima dimostrazione del perché blindare Maignan – anche a costo di commissioni importanti, poi ridimensionate – sia una priorità assoluta per il presente e il futuro rossonero.
Se la difesa ha retto grazie al suo numero uno, l’altra faccia della partita racconta un Milan preoccupante in fase offensiva. Per lunghi tratti, soprattutto dopo il gol di De Winter, la squadra è sembrata mentalmente assente quando si trattava di provare a colpire Svilar. È vero: questo Milan spesso trova il gol quasi per inerzia, anche quando gioca male. Ma ciò che si è visto a Roma è un campanello d’allarme che a Milanello non può essere ignorato. Serve un cambio di passo, serve ritrovare un calcio che renda la vita più semplice – e più divertente – a chi sta davanti. E serve farlo con giocatori nelle migliori condizioni fisiche.
Leão, insufficiente, è lontano dalla forma ideale. L’impegno non manca, ma il ruolo di prima punta continua a sembrargli stretto, e il gioco a due va modellato meglio sulle sue caratteristiche. Nota dolente anche per Saelemaekers: rientrato in tempi record, ha offerto una prestazione povera sul piano tecnico, al punto che Athekame è apparso più affidabile. Entrambi vanno gestiti. Superata Bologna, ci sarà spazio per recuperare energie e uomini, prima di entrare nel cuore del campionato.
La classifica dice che l’Inter è a +5, ma con una partita in più. Nulla è deciso. Anzi, molto è ancora aperto. E per capire quanto questo pareggio fosse considerato prezioso dal Milan, basta osservare Allegri nei secondi finali: su una punizione potenzialmente pericolosa, nessun assalto disperato, nessun lancio lungo. Invito a Modric a giocare corto, palla a terra, a far scorrere il tempo. Un segnale chiarissimo: nel piano di marcia rossonero, l’1-1 dell’Olimpico era più che accettabile.
Il risultato, prima di tutto. Con questo punto il Milan guadagna terreno sul Napoli e mantiene invariato il distacco dalla Roma. Poco importa se l’Inter allunga: non sono i nerazzurri l’avversario dichiarato. L’obiettivo, lo ha ribadito Allegri senza giri di parole, è entrare tra le prime quattro. Ambire al massimo è legittimo, ma la realtà impone pragmatismo. Il cammino è lungo, il periodo complesso, le trasferte tante. Serve calma, piedi per terra e lavoro quotidiano. Il Milan, oggi, è questo ed è ancora pienamente in corsa. Chi vivrà , vedrà!
Il risultato prima di tutto: Il Milan non ha solo fortuna!
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