José Altafini, il “Mazzola” brasiliano che ha fatto grande il Milan
Milan, i personaggi che hanno fatto la storia: José Altafini. José João Altafini, nato a Piracicaba nel 1938, arrivò al Milan appena ventenne, portando in Italia la fantasia, la tecnica e l’istinto del calcio brasiliano. In patria lo chiamavano “Mazzola”, per la somiglianza con Valentino Mazzola, ma a Milano divenne semplicemente Altafini: l’attaccante che accendeva San Siro con giocate spettacolari e gol a raffica.
Con la maglia rossonera giocò dal 1958 al 1965, diventando uno dei bomber più amati di sempre. In 246 partite segnò ben 161 gol, lasciando il segno in campionato, in Coppa Italia e soprattutto in Europa.
La doppietta che cambiò la storia del Milan
Il punto più alto della sua carriera in rossonero arrivò il 22 maggio 1963, nella finale di Coppa dei Campioni a Wembley contro il Benfica di Eusebio. Fu lui, con una doppietta memorabile, a ribaltare l’iniziale vantaggio portoghese e a consegnare al Milan la sua prima Coppa dei Campioni. Un trionfo storico, firmato da un brasiliano che, in quel momento, si consacrava leggenda.
Prima di allora aveva già trascinato i rossoneri a due Scudetti (1958-59 e 1961-62), dimostrando di essere non solo un goleador implacabile ma anche un uomo capace di reggere le pressioni dei grandi appuntamenti.
Un talento brasiliano in terra lombarda
Altafini aveva uno stile unico: rapido, tecnico, capace di inventare giocate in un fazzoletto. Sapeva segnare in tutti i modi: tiri dalla distanza, inserimenti in velocità, colpi di testa.

Aveva il cosiddetto “piede caldo”, come dicevano i giornalisti dell’epoca, ma con un dettaglio curioso: non sopportava il freddo, eppure anche nelle giornate più gelide riusciva a lasciare il segno.
L’addio al Milan e una carriera da giramondo
Dopo sette stagioni straordinarie in rossonero, nel 1965 lasciò il Milan. La sua carriera proseguì a Napoli, dove divenne un idolo dei tifosi, poi alla Juventus – con cui vinse due Scudetti – e infine con esperienze a Bologna, al Chiasso in Svizzera e al Capodrise.
Nonostante i tanti cambi di maglia, l’impronta lasciata al Milan restò la più profonda: a San Siro aveva vissuto gli anni della consacrazione e aveva contribuito a portare il club nell’élite del calcio europeo.
Dal campo al microfono: la seconda vita di Altafini
Appesi gli scarpini al chiodo, José Altafini intraprese una carriera da commentatore televisivo. Con il suo accento brasiliano, la sua voce calda e le frasi ironiche e spontanee, divenne un volto familiare per milioni di italiani. Non raccontava solo il calcio: lo viveva e lo trasmetteva con la stessa passione di quando giocava.
Per anni è stato opinionista e telecronista, accompagnando il pubblico nelle grandi sfide del calcio internazionale. La sua allegria e il suo stile diretto lo hanno reso popolare anche tra chi non lo aveva visto giocare.
L’eredità di José Altafini
Oggi, Altafini è ricordato come uno dei simboli assoluti del Milan degli anni ’60. Il suo nome resta legato indissolubilmente alla prima Coppa dei Campioni, ma anche a un calcio fatto di fantasia, eleganza e gol spettacolari.
Da giocatore ha incarnato la leggerezza del Brasile e la concretezza del Milan; da commentatore ha continuato a trasmettere emozioni, conquistando nuove generazioni.
José Altafini non è solo un ex bomber: è una leggenda che ha portato il Milan in Europa e che ancora oggi rappresenta un pezzo indimenticabile della sua storia. Milan, i personaggi che hanno fatto la storia: José Altafini.
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