L’attaccante rossonero Luka Jovic é stato intervistato dal portale serbo Mozzart Sport, al quale ha rilasciato alcune interessanti dichiarazioni. L’ex Viola é stato protagonista nell’ultima gara, segnando la rete del pareggio. In questa stagione dopo un’estate nella quale sembrava dovesse rilevare il ruolo da titolare di Olivier Giroud, é andato invece scomprarendo dai radar, accumulando pochissimi minuti di gioco. Ecco le sue parole: Milan, le parole di Luka Jovic: “Mi trovo bene a Milano, con i compagni, con l’ambiente. Ma, ovviamente, ogni giocatore vorrebbe giocare di più”
Sul suo contratto: “Il mio contratto scade in estate, sono aperto a tutte le opzioni. Voglio solo giocare.”
Sulla gara della sua Nazionale contro l’Austria: “Sinceramente lo spero. Sono molto contento di aver sfruttato le poche occasioni che ho avuto, perché quest’anno non ne ho avute tante. Per quanto riguarda la nazionale, sono felice che siamo rimasti nella Lega A della Nations League, che avremo la possibilità di confrontarci con le migliori squadre anche nella prossima edizione. Era molto importante anche per la fiducia. Come sapete, la nazionale si è ringiovanita. Ci sono molti volti nuovi, ragazzi che devono abituarsi a indossare la maglia della Serbia, a sentire quella pressione, perché è tutta un’altra cosa rispetto al club. Era importante ottenere un buon risultato per iniziare con il piede giusto le qualificazioni.”

Sulla forma di giocare della Serbia: “Scherzo spesso con Strahinja Pavlović e gli dico: ‘Una volta favoriva noi attaccanti, ora favorisce voi difensori’. È cambiata la situazione. Molti lo vedono. La differenza tra la qualità della nazionale di due anni fa e quella attuale è enorme. Ma quello che ci caratterizza ora è la lotta, la voglia di ogni pallone. Ci aiutiamo a vicenda in campo il più possibile, siamo lì a ‘morire’ l’uno per l’altro. Prima ci affidavamo più alla qualità individuale e si pensava: ‘Va bene se ne prendiamo tre, ne faremo quattro’. Ora diciamo: ‘Non prenderemo nemmeno uno, facciamone uno solo’. E come vedete, porta risultati. C’è nuova energia con i giovani, ed è importante continuare così. Anche se il gioco non è bello e non tutti si divertono, porta risultati. E alla fine, è questo che conta.”
Sull’ottima gara giocata contro l’Austria:
“Non so… Con la nazionale non ho mai avuto la possibilità di essere titolare con continuità. Pavlović lo sa, giochiamo insieme da anni. E non mi sono mai lamentato. Ho sempre rispettato ogni convocazione, sempre presente. Per quanto riguarda i minuti e le partite migliori, ricordo gol importanti: contro la Scozia, contro la Slovenia agli Europei, in Svezia per la vittoria… Non direi che questa è stata la mia miglior partita, ma sono contento di aver aiutato in un momento difficile, per me ancora più difficile perché non gioco nel club. Ma avevo grande voglia, non giocavo da tanto, e alla fine è andata bene.”
Sulla sua forma di giocare:
“Sì, è vero. A Francoforte giocavamo un calcio diverso. Era più semplice per me segnare, c’erano più spazi. Ora ho più esperienza e so che non si può sempre aspettare la palla. A volte bisogna anche sacrificarsi per la squadra, correre, difendere. Magari non si segna, ma si aiuta. E credo che l’allenatore lo abbia apprezzato”.
Sul Milan:
“Quando sono arrivato ero consapevole della situazione. C’era Giroud, un’icona, un grande professionista e un uomo esemplare. È naturale che avesse la precedenza, e lo ha meritato. Non è facile entrare al posto suo, perché ha segnato gol importanti, anche in Champions. Ma credo di aver sfruttato le mie occasioni, anche se erano poche. Ho fatto sei gol, e non giocando tanto, penso sia un buon numero. Il club mi ha accolto bene, mi trovo bene a Milano, con i compagni, con l’ambiente. Ma, ovviamente, ogni giocatore vorrebbe giocare di più”.
Sulle differenze tra Real Madrid, Milan, Fiorentina ed Eintracht?
“Ogni club ha una storia diversa. Il Real è un mondo a parte. Quando sei lì, senti subito il peso della maglia, ma anche il privilegio. È il club più grande di tutti. Però è anche il posto dove è più difficile emergere. Non puoi permetterti nulla. Al Milan c’è una bella atmosfera, si lavora bene, c’è più comprensione per i momenti difficili. Alla Fiorentina mi sono sentito bene, ho avuto un ottimo rapporto con l’allenatore Italiano, ma alla fine non ci siamo capiti fino in fondo. E l’Eintracht… quello è stato il mio periodo più bello. Lì ero libero, giocavo con entusiasmo. Tutti mi volevano bene, l’allenatore mi dava fiducia. Forse è stato il mio punto più alto finora”.
Sul fallimento nel Real Madrid?
“Domanda difficile. Anche oggi ci penso spesso. Penso che sia stato troppo presto. Non ero pronto, né fisicamente né mentalmente. Quando sei giovane e ti chiamano da lì, è difficile dire di no. Ma ora penso che forse sarebbe stato meglio restare un altro anno a Francoforte, crescere ancora, consolidarmi. Al Real ti giudicano subito. Se non sei pronto, ti schiacciano. E io, purtroppo, non ero pronto”.
Milan, le parole di Luka Jovic: “Mi trovo bene a Milano, con i compagni, con l’ambiente. Ma, ovviamente, ogni giocatore vorrebbe giocare di più”
Se ha avuto paura di gettare all’aria la sua carriera?
“Certo. Spesso. Ancora oggi. Ma cerco di non pensarci troppo. Cerco di vedere le cose in positivo. Ho ancora 26 anni. La carriera non è finita. Ho vissuto esperienze che tanti non vivranno mai. Ho giocato con Modrić, Benzema, Kroos, ora con Leão, Giroud, Theo Hernández. E ho imparato tanto da tutti. Forse la mia strada è diversa, più difficile. Ma finché avrò passione, lotterò”.
Milan, le parole di Luka Jovic: “Mi trovo bene a Milano, con i compagni, con l’ambiente. Ma, ovviamente, ogni giocatore vorrebbe giocare di più”
Sul sogno di tornare alla Stella Rossa:
“Assolutamente sì. L’ho sempre detto e non mi vergogno a ripeterlo. La Stella Rossa è casa mia. Ho iniziato lì, ho fatto i primi passi nel calcio vero. Ho sempre sognato di tornarci un giorno, ma nel momento giusto, quando potrò davvero aiutare. Non voglio tornare solo per chiudere la carriera. Voglio essere utile, portare qualcosa. Se un giorno accadrà, sarà il compimento di un sogno”.
Sulle critiche ricevute in Serbia:
“Molto. Perché sono sempre stato legato alla Serbia. Ogni volta che ho potuto, ho risposto alla chiamata della nazionale, anche quando non giocavo nei club. Mai rifiutato. Ma da noi funziona così: ti esaltano quando segni due gol, ti distruggono se ne sbagli uno. Io sono cresciuto in fretta, anche per questo. Però a volte è dura. Leggi certe cose e ti chiedi: ‘Ma cosa ho fatto di male?’”.
Sul perché continua ad rispondere alle convocazioni della sua Nazionale:
“Perché amo la Serbia. Perché ogni bambino sogna di cantare l’inno con la maglia addosso. So che posso dare ancora tanto. E poi, sinceramente, voglio dimostrare a tutti che si sbagliano su di me. Che non sono finito. Che non sono solo una promessa svanita. Voglio scrivere un nuovo capitolo. E credo che posso farlo”.
Sul suo futuro:
“Felice. Non so dove, non so in quale club. Magari alla Stella Rossa, magari ancora in Europa. Ma voglio essere sereno, con la sensazione di aver dato tutto. Senza rimpianti. E, se possibile, con qualche trofeo in più”.

