Il Milan è tra le prime compagini del campionato e per qualità può puntare all’obiettivo massimo. Ma correre adesso, serve a poco
Con il pareggio di Parma, il Milan di Massimiliano Allegri ha raggiunto l’undicesimo risultato utile consecutivo, contando anche il passaggio del turno in Coppa Italia contro il Lecce. Una statistica che non si vedeva dai tempi del Milan di Stefano Pioli l’anno dello scudetto, e che fotografa un gruppo in evidente crescita sotto la guida dell’allenatore toscano. Tuttavia, questo dato positivo apre un interrogativo interessante: quanto è realmente competitivo questo Milan? È una squadra da scudetto o, più semplicemente, una candidata a un posto in Champions League? Le due dimensioni non si escludono, ma è necessario mantenere equilibrio: né nel gruppo squadra né tra i tifosi devono nascere isterismi o illusioni premature figlie della presunzione
Il merito principale di Allegri è stato quello di ricostruire una struttura tattica solida, riportando ordine e pragmatismo dove prima regnava confusione. Il pacchetto difensivo è rinato, con un Pavlovic trasformato in leader silenzioso e affidabile, e un centrocampo che ha ritrovato geometrie e qualità. La gestione di un veterano come Luka Modric, abbinata all’intelligenza tattica di Adrien Rabiot, ha dato equilibrio e tecnica alla manovra rossonera. L’assenza del francese, ha però mostrato le fragilità di un reparto ancora dipendente dai singoli. Samuele Ricci, con il gol contro l’Atalanta, ha dimostrato di poter essere più che una semplice alternativa, ma il salto definitivo di qualità passa inevitabilmente dal ritrovare continuità e profondità in ogni zona del campo.
Dove invece il Milan continua a faticare è in attacco, ed è qui che nascono i primi veri dilemmi. Il mercato estivo avrebbe richiesto l’arrivo di un centravanti di peso, un numero nove capace di incarnare il calcio verticale e ragionato di Allegri. Santiago Gimenez è un profilo interessante, ma non sembra ancora il terminale ideale per il sistema rossonero, che necessita di una punta in grado di legare il gioco e aprire spazi per gli inserimenti dei centrocampisti. Alla luce di tutto ciò, i rossoneri possono certamente ambire allo scudetto, ma probabilmente non è ancora il loro momento. Si tratta, forse, di un obiettivo giusto nel momento sbagliato. La meta corrisponde alle qualità rossonere, alla stagione se vogliamo, ma è lontana dal momento ricco di dubbi e intoppi di questo Diavolo.
Eppure non è un Povero Diavolo. Serve rincorrere un gruppo tanto fuori quanto dentro il rettangolo di gioco. Toccherà al Milan, con il lavoro e la continuità, trasformare questo momento in quello giusto.
Milan, Scudetto è la parola giusta nel momento sbagliato
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