La sconfitta contro il Parma brucia. Non tanto per la classifica nell’immediato, quanto per il rischio di un contraccolpo psicologico che il Milan non può permettersi. In una stagione in cui l’obiettivo dichiarato era tornare stabilmente tra le grandi d’Europa, il quarto posto – e quindi la qualificazione alla prossima Champions League – resta il traguardo numero uno. Tutto il resto, oggi, è contorno.
Certo, c’è delusione per non essere riusciti a restare agganciati alla corsa scudetto fino all’ultimo. Ma bisogna essere onesti: l’Inter sta viaggiando a ritmi di crociera che questo Milan non ha saputo – o potuto – sostenere. Eppure la squadra di Massimiliano Allegri ha tenuto una media punti importante, da applausi per continuità e solidità. È mancato qualcosa, soprattutto negli scontri contro le cosiddette “piccole”, dove sono stati lasciati per strada punti pesanti. Ed è proprio lì che si misura la maturità di una squadra che vuole diventare grande.
La distanza dal quinto posto è rassicurante ma non definitiva. Basta poco, una serie negativa, per ritrovarsi invischiati in un vortice pericoloso. Il Milan deve dimostrare di aver fatto un salto mentale: niente alibi, niente cali di tensione. Blindare la Champions significherebbe dare senso e stabilità al progetto.
Poi ci sarà il futuro. Allegri non sta pensando di lasciare, ma chiede unità, compattezza, una società che parli con una sola voce. Vuole essere seguito, dentro e fuori dal campo. Perché il prossimo anno l’asticella dovrà alzarsi: lottare per lo scudetto e fare strada in Europa, possibilmente con più continuità rispetto a quanto fatto dall’Inter nelle ultime campagne continentali. Per riuscirci serviranno rinforzi mirati: almeno un difensore centrale di livello e una prima punta capace di fare la differenza. I numeri 9 davvero decisivi, negli ultimi anni, sono stati troppo pochi. E per tornare grandi, servono certezze
Milan, vietato fermarsi: la Champions è il primo traguardo, poi il salto di qualità
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