Post Milan-Bari, la tattica convince. Il motivo. Settantunomila spettatori, un entusiasmo da grande occasione e l’aria di chi sa che sta per iniziare qualcosa di nuovo. Milan-Bari, trentaduesimi di finale di Coppa Italia, ha segnato il ritorno di Massimiliano Allegri sulla panchina rossonera (anche se squalificato e costretto in tribuna) e il debutto stagionale a San Siro, condito da molti debutti ufficiali, su tutti quello di Luka Modric. Eppure, come troppo spesso accade nel mondo rossonero, anche una serata che nasceva perfetta ha rischiato di macchiarsi. Rafa Leao, autore dell’1-0 dopo 14 minuti, ha chiesto il cambio appena tre minuti dopo per un problema al polpaccio destro. Una sostituzione che ha gelato il Meazza e aperto interrogativi pesanti in vista dell’esordio in campionato. Nelle prossime ore gli esami chiariranno l’entità del guaio, ma la sensazione è che senza un’altra punta in rosa, una sua eventuale assenza peserebbe eccome. Il resto, però, è stato una festa. Prima della partita il Milan ha presentato i nuovi acquisti sul red carpet, con l’apoteosi per Modric al suo ingresso. In campo, invece, la partita è stata archiviata con professionalità, senza strappi ma anche senza grandi patemi. Gol per tempo – Leao e Pulisic – e turno superato senza sofferenze eccessive. Ai sedicesimi sarà sfida casalinga contro il Lecce, ancora un’avversaria pugliese.
Un Milan concreto, tra luci e ombre
La serata di San Siro ha confermato alcune delle impressioni lasciate dal precampionato. Allegri ha scelto il 3-5-2 come impianto base, con Ricci davanti alla difesa e Loftus-Cheek e Fofana mezzali. L’ex Torino e Estupiñán sono stati gli unici volti nuovi nell’undici titolare. In attacco, con Leao, c’era Pulisic, che ha colpito anche una traversa prima di trovare il 2-0 nella ripresa. L’avvio è stato però un po’ shock: dopo appena 47 secondi Sibilli ha sfiorato il vantaggio con un destro preciso che ha mancato di poco il palo di Maignan. Tanti tifosi si sono guardati preoccupati, rivivendo certi fantasmi del passato. Ma la superiorità tecnica rossonera è venuta fuori rapidamente. Leao ha sbloccato con una splendida incornata su cross di Tomori, nato da una manovra studiata: il centrale inglese, terzo di destra, si era sganciato fino alla trequarti per servire il pallone perfetto. Non esattamente il repertorio abituale del portoghese, ma una doppia sorpresa gradita. Dopo il vantaggio, il Milan ha gestito ma ha anche sprecato tanto: conclusioni fuori di poco, interventi di Cerofolini e troppi cross alti verso un’area presidiata da Leao (finché c’è stato) e Pulisic, non certo due arieti. La pressione a centrocampo, invece, è stata una nota molto positiva: Ricci ha protetto con intelligenza, mentre Loftus-Cheek e Fofana hanno spesso aggredito alti. Quest’ultimo ha avuto tre buone occasioni nei primi 45 minuti, segno di una volontà chiara di incidere anche negli ultimi metri. Post Milan-Bari, la tattica convince. Il motivo.
Il raddoppio, l’ovazione per Modric e il controllo finale
Nella ripresa, dopo un primo tempo chiuso col minimo vantaggio, il Milan ha cercato subito il colpo del k.o. E lo ha trovato con una bellissima combinazione sulla sinistra tra Gimenez e Pulisic: il messicano ha liberato l’americano, che ha insaccato con freddezza per il 2-0. Un gol pesante che ha tolto velleità al Bari e ha permesso ai rossoneri di gestire il resto della gara con ordine. Il Bari non ha mai smesso del tutto di provarci, e Maignan ha dovuto intervenire con una parata decisiva su una nuova iniziativa di Sibilli. Ma, nel complesso, la forbice tecnica si è vista. Il Milan ha tenuto palla, cambiato ritmo, gestito i momenti. Al minuto 66, il brivido più bello: dentro Musah, ma soprattutto Jashari e Luka Modric.

Il Meazza è esploso all’ingresso del croato, accogliendolo con un’ovazione da brividi. E lui ha risposto con un paio di tocchi illuminanti, culminati con un doppio dribbling su Sibilli in un fazzoletto, seguito da un destro troppo morbido ma applauditissimo. Un anticipo di ciò che potrebbe essere la stagione del Milan con un maestro del gioco come lui in mezzo al campo. Le geometrie si sono viste subito, anche se i compagni dovranno imparare a seguirlo di più. Modric gioca a un altro ritmo, vede cose che gli altri non vedono. E nel finale, con il risultato in ghiaccio, il pubblico ha potuto godersi anche solo quello: la classe.
Le note tattiche e le indicazioni per il futuro
Dal punto di vista tattico, la partita ha offerto spunti interessanti. Il 3-5-2 rossonero si è spesso trasformato in un sistema fluido, a tratti una difesa a quattro mascherata, in base agli spostamenti di Estupiñán e Saelemaekers, e alla posizione di Tomori. Quest’ultimo è stato uno dei più coinvolti nella costruzione, agendo da terzo di destra molto largo, pronto anche a sganciarsi in fase offensiva. Non a caso, da una sua sortita è nato il gol del vantaggio. A centrocampo, come detto, buone risposte da tutti: Ricci ha dato ordine e copertura, Fofana e Loftus-Cheek hanno aggredito e inserito con continuità. Proprio Fofana è parso in gran forma: tiro, corsa, presenza. L’area da migliorare, invece, riguarda la rifinitura: troppi penultimi passaggi sbagliati e una tendenza eccessiva a crossare da fondo campo, anche quando le condizioni non lo richiedevano. Con Leao e Pulisic come terminali, servono palloni più giocabili e meno “scolastici”. Allegri, squalificato, ha comunque potuto osservare dall’alto e portarsi via buone sensazioni. La squadra ha mostrato idee, intensità e solidità difensiva, anche se contro avversari più attrezzati servirà un altro passo. Intanto, il primo obiettivo è stato raggiunto: qualificazione ai sedicesimi centrata senza troppi patemi. Prossimo appuntamento, ancora a San Siro, contro il Lecce. E con l’incognita Leao da sciogliere. Ma, per essere la prima vera uscita stagionale, questo Milan ha lasciato segnali incoraggianti. Post Milan-Bari, la tattica convince. Il motivo.
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