Milan-Sassuolo non è mai una partita qualunque. Ogni incrocio porta con sé ricordi, episodi, scelte decisive. Ma nessuna sfida tra le due squadre è rimasta impressa nella memoria collettiva come quella del 12 gennaio 2014, la notte che cambiò per sempre la storia recente del Milan. Da un lato un Diavolo smarrito, fragile, incapace di trovare continuità, dall’altro un Sassuolo giovane, spensierato, guidato da un ragazzino destinato a diventare la sua bandiera, Domenico Berardi. Quella sera, al Mapei Stadium, il Milan di Massimiliano Allegri crollò 4-3 sotto i colpi del classe ’94, autore di un poker leggendario. Un impatto devastante che costrinse il club a prendere una decisione ormai inevitabile, l’esonero di Allegri, arrivato il giorno successivo.

Un passaggio epocale, che segnò la fine del primo ciclo del tecnico toscano in rossonero. Da allora sono cambiate squadre, interpreti, ambizioni. Allegri è tornato al Milan da protagonista di un nuovo progetto tecnico e il Sassuolo, che in questa occasione dovrá fare a meno di Berardi, è sempre stata una squadra spesso ostica per i rossoneri. E domenica, a San Siro, quel precedente inevitabilmente tornerà nella mente di tutti. Il Milan arriva alla sfida da primo in classifica, con un entusiasmo crescente e una solidità ritrovata. Ma la storia insegna, contro il Sassuolo, nulla va preso alla leggera. Perché certe partite sanno segnare destini. Anche a distanza di dieci anni.

