Juventus-Milan, le pagelle di Sandro Sabatini: luci, ombre e il “caso Leao”
Nel post partita di Juventus-Milan, Sandro Sabatini ha tracciato con la consueta lucidità il bilancio di una sfida che lascia al Milan tanto da salvare — e qualcosa su cui riflettere. Una partita in cui la solidità difensiva e la leadership dei senatori hanno retto l’urto bianconero, ma dove in avanti è mancata quella zampata che fa la differenza.
Maignan, sicurezza e carisma
Il giudizio parte dal basso, e non a caso da Mike Maignan, ancora una volta colonna portante della squadra.
“Fa una parata miracolosa su Gatti, tanta impressione di sicurezza”, commenta Sabatini.
Una definizione perfetta per un portiere che non solo para, ma trasmette fiducia. Il Milan deve ripartire da lui — e possibilmente blindarlo con un rinnovo che non è più solo una questione contrattuale, ma d’identità.
Gabbia e Tomori, la nuova coppia d’acciaio
“Gabbia bravissimo, merita la convocazione in nazionale”, dice Sabatini. E come dargli torto? Il difensore rossonero sta vivendo la sua miglior stagione in carriera: maturità, tempi di intervento, personalità.
Accanto a lui, Tomori gioca un match da annullatore: Yildiz non la vede quasi mai. “Ha fatto un’ottima partita”, riconosce Sabatini. Il duo funziona e convince, e con Pavlović alle spalle (“macchinoso però efficace”) il Milan ritrova una linea difensiva compatta e credibile.
Saelemaekers, Rabiot e Modric: equilibrio e mestiere
Sulla fascia, Saelemaekers si conferma l’uomo del sacrificio. “Molto attento dietro, poco in avanti”, nota Sabatini, ma il suo lavoro sporco è oro puro per Allegri.
Più ombre invece per Adrien Rabiot: “Un po’ sottotono, fischi ingenerosi”, ma il francese resta un pilastro tattico, il motore silenzioso di una mediana che non smette mai di macinare chilometri.
E poi Luka Modric, l’eterno. “L’equilibratore del Milan”, lo definisce Sabatini. La palla che regala a Leao è poesia calcistica. A quarant’anni continua a essere il cervello pulsante del Diavolo.
Fofana e Loftus-Cheek, il segno dell’equilibrio
Youssouf Fofana parte bene, poi l’ammonizione ne limita l’aggressività. “Ha intercettato qualche pallone interessante, ma è stato costretto al cambio”, spiega Sabatini.
Dentro allora Loftus-Cheek, che convince: forza fisica, qualità e qualche inserimento pericoloso. Il suo ingresso cambia l’inerzia del centrocampo e sarà una carta sempre più importante per Allegri.
Bartesaghi cresce, Pulisic spreca
Contro un avversario difficile come Conceição, il giovane Bartesaghi si comporta con maturità. “Bene, partita sostanziosa”, dice Sabatini. Ogni match è una lezione per un ragazzo che sta crescendo a vista d’occhio.
Serata invece amara per Pulisic, che questa volta non brilla. “Insufficiente per il rigore sprecato”: un dettaglio pesante per chi è diventato il principale riferimento offensivo. Ma l’americano resta l’uomo più continuo e concreto dell’attacco rossonero.
Gimenez combatte, Leao delude
Santiago Gimenez non segna, ma lotta. “Partita sufficiente”, commenta Sabatini, e in effetti il messicano è prezioso nel lavoro oscuro: tiene palla, si sacrifica, aiuta i compagni.
E poi, inevitabilmente, il capitolo più spinoso: Rafael Leao.
“Il grande caso attorno al Milan si chiama Leao”, afferma Sabatini con chiarezza. Subentrato per mezz’ora, il portoghese ha sprecato tutto: un pallonetto fuori logica, un gol sbagliato da due metri e un’occasione divorata su invito perfetto di Modric.
Il punto è chiaro: “Leao è il punto cardinale del Milan”, dice Sabatini. Se si accende, trascina. Se si spegne, la squadra si ferma. Allegri gli ha cucito addosso un ruolo da centravanti, ma se fallisce queste occasioni, il Milan non può nasconderlo.
La riflessione finale
Le parole di Sabatini fotografano bene il momento del Milan: solido, organizzato, ma ancora alla ricerca di una scintilla offensiva.
La difesa tiene, il centrocampo ragiona, Maignan domina. Ma davanti serve concretezza: Pulisic non può essere l’unico riferimento, e Leao deve ritrovare la ferocia dei giorni migliori.
Perché lo scudetto, come dice Sabatini, passa proprio da lì — dalla capacità di trasformare il talento in gol, l’estetica in concretezza.
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