In un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, Jaap Stam spende parole al miele sul Milan e il motivo del suo trasferimento a Milano.
C’è stato un tempo in cui il Milan aveva la forza di convincere i calciatori più forti ad accettare la corte del club rossonero. Un tempo in cui il gruppo squadra era dominato da un fortissimo sentimento di Milanismo e calciatori e tifosi erano legati da un legame unico. Uno dei giocatori che hanno accettato di trasferirsi a Milano nella fase migliore della propria carriera è stato Jaap Stam. Il centrale olandese, dopo aver militato, tra le altre, nel Manchester United e nella Lazio, ha accettato l’offerta del Milan nonostante la folta concorrenza.
Nel corso di un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, ha spiegato che davanti all’interesse di Juve, Inter e Milan scelse i rossoneri senza pensarci. La tradizione olandese del Milan ha influito nella scelta, infatti Stam afferma di essere cresciuto col mito di Van Basten, Gullit e Rijkaard, suoi idoli d’infanzia.
Un altro motivo che ha spinto l’ex Lazio ad accettare è stato il valore tecnico che possedevano i rossoneri al tempo. Un allenatore tra i più vincenti della storia (Carlo Ancelotti) e i vari Kakà, Gattuso, Inzaghi, Nesta e Maldini tra gli altri. Una scelta resa quindi “semplice” dai tanti valori che il Milan incarnava ogni volta che scendeva in campo.
Milan, c’è un problema Milanismo?
Le parole di Stam lasciano l’amaro in bocca. Portano indietro la mente sul grande Milan che nel corso dei primi anni 2000 ha dominato sul fronte nazionale e soprattutto Europeo, vincendo 2 Champions League. Un Milan che oggi non c’è più.
In quel Milan zeppo di talenti in campo ed in panchina, vi era uno spirito di tifo intrinseco, che spingeva i calciatori ad impegnarsi per ottenere i successi più importanti. Basti pensare a Gattuso, non era il più talentuoso tra i suoi compagni, ma era tra gli imprescindibili perchè oltre al talento incarnava uno dose di grinta e di rabbia agonistica impareggiabili, due valori che si possono accomunare in un’unica parola: MILANISMO.
Negli ultimi anni il Milan ha perso quell’anima milanista che aveva invaso lo spogliatoio sin dall’arrivo di Paolo Maldini come dirigente, il quale essendo la rappresentazione diretta del Milanismo, aveva avuto il merito di aver trasmesso il tifo milanista anche a chi scendeva in campo, valore che ha visto il suo culmine con la vittoria dello Scudetto nel 2021-2022.
Da quel momento qualcosa si è rotto, i calciatori hanno incominciato a sottovalutare il peso della maglia che indossavano, fino ad arrivare ad oggi, tempo in cui il Milan occupa la nona posizione in campionato e si gioca tutto in una finale di Coppa Italia.
Urge sanare il rapporto tra una società che torni ad essere a stampo milanista e possa trasmettere nuovamente i valori che nel passato hanno portato il Milan sul tetto del Mondo, mettendo da parte una volta per tutte i bilanci e il marketing sfrenato, e i tifosi che al momento non si vedono rappresentati da una società che di milanista ha ben poco. La formula per tornare grandi c’è, servirà un grande sforzo per realizzarla.
Milan, Jaap Stam racconta il suo trasferimento a Milano
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